Compromesso o rogito diretto? Quando serve il preliminare e quando puoi farne a meno
Non sempre il compromesso è obbligatorio. Ma in molti casi è la scelta più intelligente.
Nel percorso di acquisto di una casa, si sente spesso parlare di compromesso, preliminare, proposta, rogito. Termini diversi che spesso creano confusione.
La differenza tra proposta, preliminare e rogito
La proposta di acquisto è il documento iniziale con cui fai un'offerta. Una volta accettata diventa un contratto preliminare 'semplice'. Il compromesso è un atto più articolato, solitamente redatto da un avvocato o dall'agenzia, che definisce nel dettaglio tutte le condizioni della vendita. Il rogito è l'atto notarile definitivo con cui la proprietà passa formalmente.
Quando serve il preliminare
Il preliminare serve quando tra la firma e il rogito c'è un intervallo di tempo significativo – in genere perché il venditore ha bisogno di più tempo per liberare l'immobile, perché stai aspettando l'approvazione del mutuo, o perché ci sono aspetti da verificare.
È sempre consigliabile trascrivere il compromesso nei registri immobiliari. La trascrizione ha un costo aggiuntivo (notaio + imposta) ma ti protegge in caso di problemi legali con il venditore nel periodo che intercorre tra il preliminare e il rogito.
Quando puoi andare direttamente al rogito
In operazioni semplici – immobile libero, nessuna ipoteca, acquirente con liquidità disponibile – è tecnicamente possibile andare direttamente all'atto definitivo.
Nella nostra esperienza, anche quando tecnicamente non è necessario, un preliminare ben fatto protegge tutti e riduce i rischi di incomprensioni. È una piccola spesa aggiuntiva che spesso vale il costo.
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